Vai al contenuto
Home » Malattie del gatto » Aritmie cardiache nel gatto: sintomi, cause e trattamento

Aritmie cardiache nel gatto: sintomi, cause e trattamento

Le aritmie cardiache sono manifestazioni di disordini del ritmo cardiaco caratterizzate da irregolarità nel battito del cuore. Queste irregolarità sono causate da fattori che alterano la sequenza fisiologica degli eventi cardiaci. La rilevazione di tali anomalie può essere effettuata dal veterinario durante un esame di routine volto a monitorare la salute e il benessere del felino domestico.

Occorre sottolineare che le aritmie cardiache nel gatto non sono sempre presenti, e quindi, anche se non risultano udibili durante l’auscultazione cardiaca mediante stetoscopio, non vanno escluse possibili aritmie di natura intermittente.

Come avviene il corretto funzionamento del cuore del gatto?

Il pacemaker endogeno (naturale) del cuore, noto come “nodo del seno”, è situato nella camera atriale destra. Questo pacemaker naturale è responsabile della generazione degli impulsi elettrici che regolano il ritmo cardiaco. Gli impulsi elettrici prodotti dal nodo del seno vengono trasmessi attraverso le camere superiori del cuore, ovvero gli atri, per raggiungere il nodo atrioventricolare (AV).

In un cuore sano, il nodo AV rappresenta l’unica via di conduzione elettrica tra gli atri (le camere superiori del cuore) e i ventricoli (le camere inferiori del cuore), le principali camere di pompaggio del cuore. È quindi il nodo AV che guida l’impulso elettrico verso i ventricoli, permettendo loro di contrarsi e pompare il sangue in modo efficiente. Dopo aver ricevuto l’impulso elettrico proveniente dal nodo atrioventricolare (AV), i ventricoli avviano la fase di contrazione sistolica, durante la quale pompano il sangue all’esterno delle rispettive camere.

Sintomi delle aritmie cardiache nel gatto

Molti animali domestici affetti da aritmie cardiache, pur presentando ritmi cardiaci anormali, potrebbero non manifestare sintomi evidenti a meno che la condizione non diventi cronica. Spesso, i segni di questa condizione sono sottili e tendono a essere erroneamente attribuiti dai proprietari agli effetti dell’invecchiamento. La sintomatologia può variare in intensità, in base alla frequenza delle aritmie, e comprendere i seguenti sintomi:

Tuttavia, va precisato che alcuni tipi di aritmie possono manifestarsi con sintomi clinici distinti e, in alcuni casi, possono portare a un rischio di morte improvvisa. In questi casi, oltre ai sintomi già elencati, gli animali domestici affetti da gravi aritmie possono presentare anche i seguenti sintomi:

aritmie cardiache gatto

Cause delle aritmie cardiache nel gatto

I ritmi cardiaci anomali nel gatto possono essere generalmente classificati in due categorie:

Cause cardiache: queste condizioni influenzano la struttura e la funzione del cuore stesso. Tra le cause cardiache più comuni vi sono la cardiomiopatia ipertrofica e altre malattie che colpiscono il muscolo cardiaco, difetti cardiaci congeniti, anomalie delle valvole cardiache, miocardite (infiammazione del cuore), lesioni traumatiche cardiache e cambiamenti strutturali correlati all’invecchiamento.

Cause non cardiache: queste includono problematiche esterne al cuore che possono scatenare le aritmie. Alcuni esempi comuni comprendono anemia severa, posizione anomala dello stomaco, come avviene nella torsione gastrica (più comune nei cani), affezioni che coinvolgono la milza, tumori cerebrali, esposizione a tossine e disturbi endocrini. Anche alcuni farmaci e agenti anestetici possono causare aritmie nel gatto.

Tipi comuni di aritmie cardiache nel gatto

Esistono diverse forme di aritmie riscontrabili negli animali domestici, ma le più comuni includono:

Fibrillazione atriale (FA)

Questo tipo di aritmia è comune nei cani, ma raro nei gatti. La condizione è generalmente correlata a una patologia sottostante che colpisce la struttura del cuore e si accompagna a un marcato ingrossamento dell’atrio sinistro. A causa di un’alterazione nella contrazione degli atri (le camere superiori del cuore che ricevono il sangue dal corpo e dai polmoni), la capacità di pompare il sangue nei ventricoli (le camere inferiori del cuore) risulta compromessa.

Gli atri in fibrillazione perdono parte della loro capacità contrattile, con conseguente ridotta quantità di sangue che raggiunge i ventricoli e una riduzione ulteriore della gittata cardiaca. Nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, è comune riscontrare frequenze cardiache che superano i 200 battiti al minuto. Questo problema è spesso associato a una grave insufficienza cardiaca congestizia.

Battiti prematuri (complessi prematuri o depolarizzazioni)

I battiti prematuri sono così definiti poiché rappresentano contrazioni cardiache che si verificano in modo prematuro rispetto al normale ritmo cardiaco. Tale condizione non è esclusivamente correlata a difetti cardiaci, ma può essere causata anche da fattori extracardiaci, pertanto richiede ulteriori approfondimenti diagnostici.

Esistono due tipi principali di battiti prematuri: i battiti prematuri sopraventricolari che originano dal tessuto al di sopra dei ventricoli (le principali camere di pompaggio del cuore), e i battiti prematuri ventricolari che invece hanno origine direttamente dai ventricoli stessi. In generale, i battiti cardiaci prematuri non sono motivo di preoccupazione, a meno che non si verifichino frequentemente o il paziente sia a rischio di sviluppare altri tipi di aritmie, come la tachicardia ventricolare o l’aritmia atrioventricolare. Pertanto, è fondamentale valutare attentamente il quadro clinico e monitorare attentamente il paziente per individuare eventuali complicazioni o necessità di interventi terapeutici.

Blocco atrioventricolare (blocco AV)

Il blocco atrioventricolare rappresenta un tipo di aritmia caratterizzata dall’interferenza nella conduzione dell’impulso elettrico tra gli atri e i ventricoli del cuore. Tale condizione può essere classificata in diversi gradi:

  • Blocco AV di 1° grado: in questa forma, l’impulso elettrico subisce un ritardo nel passaggio attraverso il nodo atrioventricolare, ma tutti gli impulsi vengono in definitiva trasmessi ai ventricoli. In genere, i pazienti con questa tipologia di blocco non richiedono una terapia specifica.
  • Blocco AV di 2° grado: in questa variante, alcuni impulsi provenienti dagli atri riescono a essere trasmessi ai ventricoli, mantenendo così un’adeguata contrazione cardiaca. Tuttavia, vi sono anche episodi in cui gli impulsi non riescono a raggiungere il loro obiettivo e si verificano perdite nella trasmissione degli impulsi elettrici, determinando una temporanea mancata contrazione dei ventricoli.
  • Blocco AV di 3° grado: in questa forma estrema, non si verifica alcuna conduzione degli impulsi elettrici dagli atri ai ventricoli.

Entrambi i blocchi atrioventricolari di 2° e 3° grado possono richiedere un intervento medico, che in genere comporta l’impianto di un pacemaker permanente. Tuttavia, alcuni casi possono essere gestiti mediante terapia farmacologica.

Gli animali domestici affetti da blocco AV possono presentare sintomi come svenimenti, debolezza o collasso. Inoltre, essi sono più inclini a sviluppare insufficienza cardiaca congestizia a causa della lenta frequenza cardiaca a lungo termine. Pertanto, è essenziale un accurato monitoraggio e una valutazione tempestiva per determinare il corretto trattamento in base alla gravità della condizione.

Tachicardia sopraventricolare (SVT)

La tachicardia sopraventricolare è una condizione caratterizzata da una frequenza cardiaca anormalmente elevata (tachicardia) che origina o è sostenuta dagli atri. Tale denominazione “sopraventricolare” deriva dal fatto che la tachicardia è causata da alterazioni nei tessuti situati al di sopra dei ventricoli cardiaci. I gatti affetti possono manifestare vari sintomi, tra cui eccessivo affanno, debolezza, dispnea (difficoltà respiratoria), svenimento o collasso. La tachicardia sopraventricolare può insorgere nei gatti con o senza condizioni strutturali anomale del cuore.

Tachicardia ventricolare (TV)

La tachicardia ventricolare rappresenta una grave aritmia cardiaca, caratterizzata da una frequenza cardiaca eccessivamente elevata, che può progredire fino a diventare un problema potenzialmente letale. Tale denominazione “ventricolare” deriva dal fatto che la tachicardia ha origine dai ventricoli del cuore. I gatti affetti da tachicardia ventricolare presentano un rischio significativamente aumentato di morte improvvisa. I sintomi che possono manifestarsi includono dispnea (difficoltà respiratoria), eccessivo affanno, svenimento o addirittura collasso. La tachicardia ventricolare può insorgere nei gatti con o senza condizioni strutturali anomale del cuore.

Holter ECG gatto
Holter cardiaco/Featured Image: Southern Counties Veterinary Specialists

Diagnosi

La diagnosi delle aritmie cardiache nel gatto viene generalmente avviata quando il veterinario rileva un’irregolarità nel ritmo cardiaco durante l’auscultazione del cuore mediante stetoscopio. In questi casi, è comunemente raccomandato eseguire un elettrocardiogramma (ECG) poiché rappresenta la procedura diagnostica più affidabile per identificare e classificare il tipo specifico di aritmia presente.

Può essere raccomandato un elettrocardiogramma dinamico (Holter cardiaco) per il monitoraggio del ritmo cardiaco del gatto per un periodo di 24-48 ore. Questo dispositivo ECG ambulatoriale (vedi foto sopra) può essere indossato comodamente anche a casa dal gatto. Il monitor registrerà la gravità e la frequenza dell’aritmia nel corso delle 24-48 ore di monitoraggio.

Se i risultati dell’ECG e dell’Holter cardiaco indicano la presenza di un’aritmia considerata pericolosa per il gatto, il veterinario potrebbe suggerire una consulenza con un cardiologo veterinario specializzato nella gestione di patologie cardiovascolari.

Trattamento e prognosi delle aritmie cardiache nel gatto

Dopo una completa valutazione dei risultati ottenuti attraverso i vari test eseguiti, verrà delineato un regime di trattamento specifico basato sulla natura dell’aritmia, tenendo conto del tipo, della frequenza e della gravità riscontrata.

Le opzioni terapeutiche possibili comprendono l’utilizzo di farmaci antiaritmici, somministrati sia per via orale che endovenosa, la procedura di ablazione con radiofrequenza, l’elettrocardioversione o, se necessario, la defibrillazione. In determinati tipi di aritmie, l’impianto di un pacemaker può essere il trattamento di scelta.

Nell’elaborazione del piano terapeutico, vengono attentamente considerate la tipologia specifica dell’aritmia, la presenza di eventuali patologie cardiache preesistenti e/o la possibile causa di origine non cardiaca, in quanto tali variabili giocano un ruolo cruciale nel determinare la prognosi e il successo del trattamento.

Fonti