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Virus dell’immunodeficienza felina (FIV): sintomi e cura

Il virus dell’immunodeficienza felina (FIV) è una delle malattie infettive più comuni e consequenziali del gatto in tutto il mondo. Nei gatti infetti, la FIV attacca il sistema immunitario, lasciando l’animale vulnerabile alle infezioni. Sebbene i gatti infetti da FIV possano sembrare normali per anni, alla fine subentra uno stato di immunodeficienza, che consente a batteri, virus, protozoi e funghi presenti nell’ambiente e normalmente innocui  di causare potenzialmente gravi malattie. Sebbene non esista una cura per la FIV, studi recenti suggeriscono che i gatti affetti vivono comunemente una durata media della vita, purché non vengano infettati anche dal virus della leucemia felina.

Rischio di contagio e modalità di trasmissione del virus dell’immunodeficienza felina (FIV)

La modalità di trasmissione principale della FIV avviene attraverso le ferite da morso di un gatto infetto. Il contatto casuale e non aggressivo, come la condivisione delle ciotole dell’acqua o la toelettatura reciproca, non sembra essere una via di trasmissione efficiente per diffondere il virus. Di conseguenza, i gatti in ambienti caratterizzati da strutture sociali stabili in cui i coinquilini non combattono, presentano un rischio scarso di contrarre l’infezione da FIV. Solo in rare occasioni, una gatta infetta può trasmettere l’infezione ai suoi gattini. Tuttavia, se la madre viene infettata dalla FIV durante la gravidanza, il rischio di trasmissione ai gattini aumenta. Il contatto sessuale non rappresenta una modalità di trasmissione significativa tra i gatti.

L’infezione da FIV può colpire i gatti in tutto il mondo, ma la prevalenza dell’infezione varia notevolmente. Nel Nord America, il 2,5%-5% circa dei gatti sani è infetto da FIV. I tassi sono significativamente più alti (15% o più) nei gatti malati o ad alto rischio di infezione. Poiché la FIV viene trasmessa attraverso le ferite da morso, i gatti maschi non castrati ai quali è consentito l’accesso all’esterno, specie quelli che possono incappare in dispute con altri gatti, sono a maggior rischio di infezione da FIV. Al momento, non esiste un vaccino disponibile per proteggere i gatti dalla FIV, quindi il modo migliore per ridurre il rischio è limitare il contatto con i gatti che potrebbero essere infettati dalla malattia tenendo i gatti in casa e sottoponendo tutti i gatti presenti in casi al test per la FIV.

Segni clinici del virus dell’immunodeficienza felina (FIV)

Esistono tre fasi di infezione da FIV: fase acuta, fase asintomatica (o latente) e fase progressiva.

Fase acuta

La fase acuta dell’infezione si verifica generalmente 1-3 mesi dopo l’infezione. In questa fase, il virus viene trasportato ai linfonodi, dove si riproduce nei globuli bianchi noti come linfociti T. Il virus si diffonde quindi ad altri linfonodi nell’intero organismo del gatto, causando un temporaneo ingrossamento dei linfonodi che è spesso accompagnato da febbre, depressione e inappetenza. Questa fase dell’infezione può essere molto lieve e spesso viene ignorata dal proprietario o attribuita ad altre cause di febbre.

Fase asintomatica

Dopo la fase acuta, il gatto entra in una fase asintomatica che può durare da mesi a diversi anni. Durante questo lasso di tempo, il virus si replica molto lentamente all’interno delle cellule del sistema immunitario e il gatto non mostra alcun segno esteriore di malattia. I gatti infetti possono presentare anomalie nelle analisi del sangue, come bassi livelli di globuli bianchi o aumento delle proteine nel sangue. Alcuni gatti rimangono in questa fase e non progrediscono verso una fase più grave della malattia.

Fase progressiva

Poiché il virus continua a diffondersi attraverso il sistema immunitario, il gatto entrerà in uno stato di immunocompromissione progressiva durante il quale possono verificarsi infezioni secondarie. La maggior parte delle malattie legate alla FIV non deriva dal virus stesso, bensì da queste infezioni secondarie o da problemi a carico del sistema immunitario. Il gatto può sviluppare infezioni croniche o ricorrenti a carico di cute, occhi, vie urinarie o vie respiratorie superiori. L’infiammazione delle gengive e una grave patologia dentale, nota come gengivostomatite, è comune nei gatti affetti da FIV e presentano probabilità significativamente maggiori di sviluppare cancro e malattie del sangue immunomediate rispetto ai gatti sani. È possibile osservare perdita di peso, crisi convulsive, cambiamenti comportamentali e disturbi neurologici. La gravità di queste malattie può variare notevolmente, ma una volta che il gatto contrae infezioni o sviluppa tumori critici multipli, il tempo di sopravvivenza in genere è di alcuni mesi.

fiv gatto

Photo by Đồng Phục Hải Triều on Unsplash

Diagnosi

È importante determinare lo stato FIV di tutti i gatti quando vengono introdotti nell’ambiente domestico per la prima volta, se si ammalano e su base regolare se presentano un rischio di esposizione.

Quando un gatto viene infettato per la prima volta dalla FIV, il suo sistema immunitario sviluppa anticorpi contro il virus che permangono nel sangue per il resto della sua vita. Per diagnosticare la FIV, i campioni di sangue vengono esaminati per la presenza di questi anticorpi. Questo può essere spesso eseguito utilizzando una tecnica nota come test di immunoassorbimento enzimatico (ELISA) direttamente nello studio del veterinario. I risultati positivi possano essere confermati mediante test Western blot o saggi di immunofluorescenza (IFA) presso un laboratorio di riferimento.

Poiché questi test verificano la presenza di anticorpi contro il virus FIV piuttosto che il virus stesso, esistono alcuni scenari in cui un singolo test non è sufficiente per determinare se il gatto è veramente infetto da FIV o meno.

Un test anticorpale negativo indica che il gatto non ha prodotto anticorpi contro il virus FIV e, nella stragrande maggioranza dei casi, indica che il gatto non è infetto. Esistono due scenari in cui possono verificarsi risultati negativi nei gatti infetti. L’organismo del gatto impiega dai 2 ai 6 mesi per sviluppare una quantità sufficiente di anticorpi contro la FIV da essere rilevata. Quindi, se un gatto è stato infettato molto di recente, potrebbe risultare negativo alla FIV anche se in realtà è infetto. In caso di possibile esposizione, si raccomanda di ripetere il test dopo almeno 60 giorni per ottenere un risultato più accurato. In casi molto rari, il gatto nelle fasi successive dell’infezione da FIV può risultare negativo ai test anticorpali FIV perché il suo sistema immunitario è talmente compromesso da non produrre più livelli rilevabili di anticorpi.

Poiché sono possibili falsi positivi, si raccomanda di confermare l’esito positivo nei gatti sani utilizzando una seconda tecnica tra quelle sopra menzionate. Esistono due scenari in cui un test anticorpale positivo potrebbe non rappresentare una vera infezione. Le gatte madri infette trasferiscono gli anticorpi FIV ai gattini che allattano, quindi i gattini nati da madri infette possono risultare positivi al test per diversi mesi dopo la nascita. Tuttavia, pochi di questi gattini sono o saranno effettivamente infettati. Per chiarire il loro stato di infezione, i gattini di età inferiore ai 6 mesi che risultano positivi alla FIV devono ripetere il test a intervalli di 60 giorni fino al raggiungimento dei 6 mesi di età. Se, una volta superati i 6 mesi di età, l’esito del test anticorpale rimane positivo, quasi sicuramente l’infezione è reale.

Per ovviare ad alcuni di questi problemi, è possibile eseguire un test di reazione a catena della polimerasi (PCR) per rilevare brevi segmenti del materiale genetico del virus. Questo test verifica la presenza del DNA virale piuttosto che rilevare gli anticorpi prodotti dall’organismo del gatto contro il virus. Poiché questo metodo può produrre un numero relativamente elevato di falsi positivi e falsi negativi, non è il metodo d’elezione per i test di screening ma può essere utile in alcuni casi come test di conferma.

Trattamento e gestione del virus dell’immunodeficienza felina (FIV)

Sfortunatamente, al momento non esiste una cura definitiva per la FIV. Tuttavia, è importante realizzare il fatto che sebbene sia impossibile prevedere i tempi di sopravvivenza di un gatto infetto da FIV, i gatti infetti possono vivere una vita normale e sana per molti anni se gestiti in modo appropriato. Tuttavia, una volta che un gatto infetto da FIV manifesta una o più malattie gravi a causa dell’infezione, o se sono presenti febbre persistente e perdita di peso, la prognosi è generalmente meno favorevole.

Per un gatto sano con diagnosi di FIV, gli obiettivi più importanti in termini di gestione della malattia sono ridurre il rischio di contrarre infezioni secondarie e prevenire la diffusione della FIV ad altri gatti. Entrambi questi obiettivi vengono raggiunti al meglio tenendo i gatti in casa e isolati dagli altri gatti. La sterilizzazione e la castrazione elimineranno il rischio di diffusione della FIV ai gattini o attraverso l’accoppiamento e ridurranno la tendenza del gatto a vagare e combattere nel caso in cui esca all’aperto. Si raccomanda di nutrire il gatto con diete complete ed equilibrate da un punto di vista nutritivo. È consigliabile evitare alimenti crudi, come carne cruda e uova, e latticini non pastorizzati per ridurre il rischio di infezioni batteriche e parassitarie di origine alimentare.

Le visite di controllo per i gatti affetti da FIV dovrebbero essere programmate almeno ogni 6 mesi. Il veterinario eseguirà un esame fisico approfondito di tutti i sistemi corporei ponendo particolare attenzione alla salute di gengive, occhi, cute e linfonodi. Procederà, inoltre, alla misurazione e registrazione del peso, poiché la perdita di peso è spesso il primo segno di deterioramento. Ogni anno devono essere eseguiti un esame emocromocitometrico completo, un profilo biochimico del siero e un’analisi delle urine.

Poiché la maggior parte delle malattie nei gatti con FIV è il risultato di infezioni secondarie, è di fondamentale importanza che i gatti vengano prontamente valutati e trattati nel momento in cui si manifestano segni di malattia. Questi gatti possono richiedere trattamenti e cicli di antibiotici più lunghi o più intensi rispetto ai gatti non infetti da FIV. Per quanto concerne le procedure di routine, come terapia dentale o chirurgia, possono essere raccomandati antibiotici per prevenire l’insorgere di infezioni secondarie.

Il trattamento per il virus stesso è limitato e si basa principalmente sull’impiego di farmaci sviluppati per il trattamento del virus dell’immunodeficienza umana. Il trattamento con azidotimidina (AZT) può essere di aiuto ai gatti con grave infiammazione dentale (stomatite) o malattie neurologiche, ma non è stato dimostrato che prolunghi la sopravvivenza dei gatti con infezione da FIV e può avere gravi effetti collaterali. Sono in corso ricerche significative che studiano diverse terapie antivirali combinate per il trattamento della FIV.

Prevenzione

L’unico modo sicuro per proteggere i gatti è prevenire la loro esposizione al virus. I morsi di gatto sono il principale mezzo di trasmissione dell’infezione, quindi tenere i gatti in casa, lontano da gatti potenzialmente infetti che potrebbero morderli, riduce notevolmente le probabilità di contrarre l’infezione da FIV. Per ridurre le probabilità che i gatti indoor possano essere infettati, l’ideale è assicurarsi che solo gatti non infetti vengano introdotti in un ambiente domestico dove vivono gatti non infetti.

Sfortunatamente, molti gatti con infezione da FIV non vengono diagnosticati fino a quando non hanno vissuto per anni con altri gatti. In questi casi, tutti gli altri gatti presenti in casa dovrebbero essere testati. Idealmente, tutti i gatti infetti dovrebbero essere separati da quelli non infetti per eliminare la potenziale trasmissione del virus. È importante ricordare, tuttavia, che poiché la FIV viene trasmessa principalmente da ferite da morso, la trasmissione da un gatto infetto a un gatto non infetto è molto meno probabile nelle famiglie feline con strutture sociali stabili (cioè, famiglie in cui i gatti non combattono).

Il virus dell’immunodeficienza felina non sopravvive per più di poche ore nella maggior parte degli ambienti. Tuttavia, i gatti con infezione da FIV sono spesso infettati da altri agenti infettivi che possono rappresentare un rischio per un nuovo gatto. Per questi motivi, per ridurre al minimo la trasmissione della FIV e di altre malattie infettive a un gatto che viene introdotto nell’ambiente domestico in cui ha vissuto un gatto positivo alla FIV, la prudenza impone un’accurata pulizia e disinfezione o la sostituzione di ciotole per il cibo e l’acqua, cucce, lettiere e giocattoli. Una soluzione diluita di candeggina per uso domestico (110 millilitri di candeggina in 4 litri di acqua) è un ottimo disinfettante. Si raccomanda inoltre di passare l’aspirapolvere sui tappeti e di pulire i pavimenti con un detergente appropriato. Eventuali nuovi gatti o gattini dovrebbero essere adeguatamente vaccinati contro altri agenti infettivi prima di essere introdotti in casa.

Il virus dell’immunodeficienza felina (FIV) può contagiare anche l’essere umano?

Sebbene la FIV sia simile al virus dell’immunodeficienza umana (HIV) e causi una malattia felina simile alla sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) nell’essere umano, è un virus altamente specie-specifico che infetta solo i felini. Al momento non esistono prove che FIV possa infettare o causare malattie nell’essere umano.

Fonti

[riduci]

Aggiornato il 12 Maggio 2022 da AIS

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