Parvovirosi canina: sintomi, cause, terapia e prevenzione

L’infezione da parvovirus canino, detta parvovirosi canina, è una malattia estremamente contagiosa che colpisce i cani domestici, in particolare i cuccioli e i cani adulti non vaccinati.

Il parvovirus canino colpisce le cellule che rivestono l’apparato digerente. Viene espulso nelle feci infette dei cani per diverse settimane. La trasmissione avviene attraverso il contatto orale con materia fecale infetta. I cani giovani, immunocompromessi, stressati o malati sono particolarmente vulnerabili.

I cani infetti espellono il parvovirus canino nelle feci prima di manifestare i sintomi della malattia. Ecco perché il parvovirus è altamente contagioso. I segni compaiono entro i 5-10 giorni successivi l’infezione e comportano disagio gastrointestinale improvviso e grave. I cani infetti presentano diarrea profusa, maleodorante e sanguinolenta e profondo dolore addominale. Essi, inoltre, sperimentano vomizione, sviluppano febbre alta e perdono peso.

Cause della parvovirosi canina

Come accennato in precedenza, il cane espelle il parvovirus nelle feci per diverse settimane dopo aver contratto l’infezione. La malattia clinica è causata dal contatto orale con materia fecale infetta (trasmissione oro-fecale). Quando il cane lecca o ingerisce qualcosa che è stato contaminato dal parvovirus, di solito contrae l’infezione.

I cani giovani, immunocompromessi, altamente stressati e quelli affetti da altre malattie sono più suscettibili all’infezione parvovirale. Il periodo di incubazione relativo alla malattia parvovirale clinica è pari a 5-10 giorni circa. Tuttavia, i cani infetti in genere iniziano ad espellere il virus nelle feci prima di manifestare i sintomi della malattia.

La parvovirosi canina è presente in tutto il mondo. È più comune nelle stagioni e negli ambienti caldi e umidi e in primavera, quando nasce la maggior parte dei cuccioli. Il parvovirus canino è molto resistente ai comuni detergenti e disinfettanti per la casa e può sopravvivere a temperatura ambiente, in ambienti interni o esterni, per parecchi mesi.

Sintomi della parvovirosi canina

La maggior parte dei cani inizia a manifestare i sintomi della malattia dopo un periodo di incubazione di 5-10 giorni a seguito dell’esposizione alle feci di un cane infetto. I cani infetti in genere iniziano ad espellere il virus nelle feci prima di sviluppare sintomi osservabili. Nella fase acuta della malattia parvovirale, il proprietario dell’animale può osservare uno o più dei seguenti segni clinici:

  • Abbattimento
  • Letargia (di solito compare improvvisamente, esordio acuto)
  • Perdita di appetito (inappetenza, anoressia)
  • Dimagrimento
  • Diarrea (profusa, spesso sanguinolenta, maleodorante)
  • Presenza di sangue rosso vivo nelle feci (ematochezia)
  • Presenza di muco nelle feci (steatorrea)
  • Vomito (emesi)
  • Conati di vomito
  • Febbre (di solito fluttuante, può essere estremamente alta)
  • Frequenza cardiaca elevata (tachicardia)
  • Dolore addominale
  • Addome levrettato
  • Disidratazione
  • Shock
  • Collasso

I cani più a rischio

L’infezione parvovirale può colpire i cani di qualsiasi età, sebbene la maggior parte dei casi si verifichi nei cuccioli giovani di età compresa tra le 6 settimane e i 6 mesi. Gli animali non vaccinati o parzialmente vaccinati presentano un rischio considerevolmente più elevato di sviluppare parvovirosi.

Alcune razze vengono descritte come predisposte all’infezione da parvovirus canino, quali Dobermann Pinscher, Rottweiler, English Springer Spaniel, Pastore Tedesco, American Pit Bull Terrier e Bassotto. Queste razze, una volta contratta l’infezione, tendono anche a sviluppare sintomi più gravi. La ragione di questa ridotta resistenza all’infezione parvovirale in queste razze non è nota.

Sempre per ragioni sconosciute, il Barbone Toy e il Cocker Spaniel sembrano presentare un rischio ridotto di infezione da parvovirus canino. Anche i cuccioli le cui madri sono state regolarmente vaccinate vengono colpiti con minore frequenza e meno gravemente dalla parvovirosi. Questo perché la vaccinazione della madre aumenta i livelli degli anticorpi materni circolanti nei giovani cuccioli.

parvovirosi cane

Diagnosi

La maggior parte dei veterinari inizierà la valutazione del cane raccogliendo l’anamnesi ed eseguendo un esame fisico approfondito. In genere, la raccolta dati iniziale include analisi del sangue e delle urine. I risultati di queste analisi possono essere di aiuto al veterinario per escludere o identificare la presenza di parvovirosi.

Per l’identificazione di organismi infettivi, possono essere utilizzati flottazione fecale ed esame microscopico delle feci. Tuttavia, i risultati di questi test non sono attendibili.

Il veterinario può raccomandare l’esecuzione di radiografie addominali per escludere altre cause di disagio gastrointestinale, come occlusione intestinale dovuta alla presenza di un corpo estraneo o altre forme di ostruzione intestinale.

Attualmente, il modo migliore per diagnosticare l’infezione da parvovirus canino è l’identificazione degli antigeni virali, che può essere effettuata mediante l’esecuzione di un test ELISA su un campione fecale. L’acronimo ELISA significa Enzyme-Linked Immunosorben Assay (Dosaggio Immuno-assorbente legato a un Enzima). I risultati di questo test possono produrre falsi negativi durante la fase iniziale della malattia, prima del periodo di massima espulsione virale. I falsi negativi possono verificarsi anche dopo 10-14 giorni circa di infezione, quando l’espulsione virale diminuisce rapidamente. I cani vaccinati di recente contro la parvovirosi canina con vaccino vivo modificato possono presentare falsi positivi al test ELISA per l’infezione parvovirale.

Tecniche più avanzate e precise per individuare l’infezione da parvovirus includono il test PCR (reazione a catena della polimerasi), microscopia elettronica, colture tissutali e isolamento virale.

Trattamento della parvovirosi canina

Gli obiettivi immediati del trattamento dell’infezione parvovirale canina sono: invertire disidratazione, alterazioni elettrolitiche e metaboliche causate dalla malattia e prevenire o risolvere infezioni batteriche secondarie. Gli obiettivi fondamentali sono eliminare dolore, vomito e diarrea restituendo al cane una buona qualità della vita.

Nella maggior parte dei casi, i cani clinicamente infetti da parvovirus canino necessitano di essere ospedalizzati e di una terapia medica intensiva. La disidratazione e gli squilibri elettrolitici devono essere corretti il prima possibile mediante la somministrazione di fluidi bilanciati per via orale, sottocutanea o endovenosa.

Per controllare diarrea e vomito gravi, che in genere accompagnano le infezioni da parvovirus, è disponibile una serie di farmaci. Molti veterinari raccomandano la cessazione della somministrazione di cibo e acqua finché disidratazione, diarrea e vomito non vengono controllati, il che può richiedere diversi giorni. Tuttavia, alcuni studi recenti suggeriscono che può essere meglio incoraggiare il supporto nutrizionale precoce con alimenti ricchi di proteine e ad alto contenuto proteico. I cani affetti, se riluttanti a mangiare spontaneamente, possono essere alimentati per mezzo di un sondino nasogastrico o nasoesofageo finché non vengono stabilizzati. In seguito, viene solitamente raccomandata una dieta leggera. Nei casi particolarmente gravi, il cane può necessitare di trasfusioni di sangue e/o di altri tipi di cure intensive in regime di ricovero.

L’infezione parvovirale può essere accompagnata da infezioni batteriche secondarie. Per questo motivo, il veterinario curante molto probabilmente prescriverà un ciclo di antibiotici ad ampio spettro per prevenire l’insorgere di una infezione batterica sistemica (setticemia) e altre complicazioni batteriche, che possono verificarsi a causa della traslocazione batterica attraverso il rivestimento intestinale danneggiato del cane.

Prognosi

La prognosi per i cani affetti da parvovirosi dipende da una serie di fattori, tra cui la virulenza del ceppo virale specifico, dalla tempestività della diagnosi, dall’età e dallo stato immunitario del cane al momento dell’infezione e dalla tempestività con cui ha avuto inizio il trattamento. Anche altri fattori possono influenzare la diagnosi.

Se l’infezione viene diagnosticata con rapidità e trattata aggressivamente, la maggior parte dei cani recupererà completamente e svilupperà immunità permanente al virus.

Prevenzione

I cuccioli appena nati di norma sono protetti dall’infezione parvovirale grazie agli anticorpi materni, che acquisiscono in utero e attraverso il latte materno una volta nati. Questi anticorpi diminuiscono in modo naturale col tempo rendendo i cuccioli maggiormente suscettibili a una serie di organismi infettivi, parvovirus canino incluso.

È possibile prevenire l’infezione vaccinando i cuccioli prima che raggiungano le 8 settimane di età e ripetendo nuovamente la vaccinazione ad intervalli di 3-4 settimane sino al raggiungimento delle 16 settimane di età. Tuttavia, nonostante una adeguata vaccinoprofilassi, quando gli anticorpi materni diminuiscono e il sistema immunitario dell’animale non ha ancora risposto completamente ai vaccini, i cuccioli presentano un maggiore rischio di sviluppare malattie dovute a organismi infettivi.

Per ridurre il rischio di infezione per gli altri animali, si consiglia di provvedere a una accurata disinfezione delle zone/aree abitate o frequentate da cani infetti. Il parvovirus canino è estremamente resistente e può sopravvivere per mesi nell’ambiente nonostante la presenza di detergenti per la casa.

I disinfettanti più efficaci in caso di parvovirus canino sono candeggina (in una diluizione 1:30 con acqua) o perossimonosolfato di potassio. Tutte le superfici con cui è entrato in contatto un cane infetto devono essere pulite accuratamente. I cani infetti, o nei quali si sospetta l’infezione, devono essere isolati da tutti gli altri animali per limitare la contaminazione ambientale e prevenire la propagazione della malattia.

Storicamente, la maggior parte delle autorità raccomanda che i cuccioli sani vengano tenuti lontano da altri cani e in particolar modo dalle zone frequentate da cani il cui stato vaccinale è sconosciuto, sino al completamento del ciclo vaccinale (16 settimane circa di età). Tuttavia, raccomandazioni più recenti suggeriscono che i benefici derivanti da una socializzazione precoce con altri cani dopo la prima vaccinazione possono superare i rischi di contrarre l’infezione da parvovirus. Il proprietario dell’animale dovrebbe comunque discutere tali potenziali rischi e benefici con il veterinario.

I cani adulti che non sono mai stati vaccinati prima, ricevono due vaccinazioni a distanza di 3 settimane l’una dall’altra. La vaccinazione verrà in seguito somministrata una volta all’anno o una volta ogni tre anni come richiamo. Una vaccinoprofilassi impropria si tradurrà in una immunizzazione incompleta. Ecco perché è fondamentale seguire le linee guida relative a un corretto ciclo di vaccinazioni suggerite dal veterinario.

Fonti

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