Comportamenti compulsivi nel gatto: cause e rimedi

I comportamenti compulsivi nel gatto si basano su comportamenti naturali che vengono in qualche modo frustrati, per esempio da ambienti restrittivi o da una gestione sbagliata.

Inizialmente, il gatto può manifestare questi comportamenti come comportamenti di tipo sostitutivo. Per esempio, quando un gatto è combattuto tra il rispondere in modo aggressivo o scappare, può mettere in atto un comportamento apparentemente non correlato o fuori contesto, come l’autoleccamento, al fine di ridurre la tensione emotiva. Se l’esposizione allo stimolo ansiogeno continua, il gatto può perpetuare il comportamento.

Nella fase finale della condizione, l’animale continuerà a ripetere il comportamento compulsivo, anche nel caso in cui produca conseguenze negative per la sua salute (per esempio, dolore). Il livello di stimolazione necessario a scatenare il comportamento tende a ridursi nel tempo. Il comportamento, quindi, finirà con l’insorgere in risposta a qualsiasi livello di stimolazione.

Sembra che alcune razze siano soggette allo sviluppo di disturbi compulsivi, quindi è probabile un coinvolgimento di natura genetica.

I comportamenti compulsivi più comuni manifestati dai gatti includono suzione della lana (o ingestione di tessuti), grooming eccessivo (autoleccamento) o strappamento del pelo (alopecia psicogena) e iperestesia felina. I comportamenti orali, come la suzione della lana e l’alopecia psicogena, sono i disturbi compulsivi felini più diffusi.

Suzione della lana

Questo comportamento si riferisce alla suzione e masticazione inappropriata e ripetitiva di tessuti, in genere lana, cotone o sintetici (come maglioni, coperte o tappeti). In alcuni gatti, la suzione e la masticazione può interessare anche materiali in plastica.

La condizione rassomiglia a un comportamento di tipo sostitutivo correlato all’allattamento e può essere l’equivalente felino del succhiamento del pollice che avviene nei bambini.

Si ritiene, infatti, che la suzione di materiali inappropriati sia in qualche modo correlata al prolungamento del piacere dell’allattamento, specie nei gatti svezzati precocemente. Tale suzione può arrivare a interessare altri materiali lanuginosi, oltre alla lana stessa.

Quando il gatto raggiunge l’età adulta, la suzione può evolversi in picacismo o pica (ovvero il consumo di materiali non commestibili) e la gamma di materiali ingeriti può arrivare a includere una varietà di tessuti e altri oggetti inappropriati, come tende da doccia, elastici, lacci delle scarpe e sacchetti di plastica. Questo comportamento può essere rischioso per la salute del gatto. Per esempio, l’ingestione di materiali inappropriati può tradursi in occlusione intestinale.

In genere, l’insorgenza di questo comportamento si osserva dopo lo svezzamento, specie durante il primo anno di vita, spesso prima dei 6 mesi di età. Sono stati suggeriti diversi fattori predisponenti, tra cui fattori genetici che favoriscono un comportamento orale persistente dopo lo svezzamento, svezzamento precoce e stimolazione ambientale o sociale inadeguata (ansia da separazione felina).

Le condizioni mediche che possono provocare l’anormale ingestione di materiali inappropriati includono fame, carenze nutrizionali, anemia, diabete e neoplasie. La suzione della lana è osservata prevalentemente nelle razze orientali, sebbene possa interessare anche altre razze. I gatti Siamesi sembrano essere particolarmente soggetti allo sviluppo della condizione e rappresentano il 50% circa di tutti i gatti colpiti.

La suzione compulsiva della lana sembra insorgere nelle razze più ansiose e più attive.

Grooming eccessivo

Il grooming eccessivo viene chiamato alopecia psicogena. In genere, i gatti attuano l’autoleccamento come comportamento sostitutivo in presenza di situazioni particolarmente stressanti.

Negli animali sensibili esposti a stress cronico, l’autoleccamento è ripetitivo, eccessivo e inappropriato in frequenza e intensità. Può arrivare persino a causare lo strappamento del pelo.

Alcuni gatti mettono in pratica questo comportamento in modo più aggressivo, mordendo e strappando i peli. La rimozione del pelo e la masticazione possono tradursi in ferite e ulcerazioni cutanee. La perdita del pelo interessa generalmente zone facilmente accessibili al gatto, come addome, fianchi, torace e zampe.

Spesso, l’insorgenza del comportamento coincide con un cambiamento ambientale stressante. Possono essere osservati anche altri comportamenti ansiogeni (per esempio, il gatto tende a nascondersi, perde l’appetito o evita qualsiasi contatto).

Prima di giungere alla diagnosi di alopecia psicogena, dovrebbero essere escluse cause di natura medica. La condizione medica più comune associata a questo comportamento è l’allergia cutanea, causata dall’ipersensibilità a parassiti, alimenti, polvere, pollini o muffe. Nel caso in cui una dose di prova di corticosteroidi riuscisse a controllare il grooming eccessivo, la condizione probabilmente può essere definibile di natura medica e non di origine psicogena.

Altre condizioni mediche che causano disagio e, conseguentemente, toeletta eccessiva includono cistite, infiammazione delle sacche anali e ipertiroidismo. Anche se il leccamento ripetitivo è provocato da una condizione medica, un un gatto sensibile può continuare a toelettarsi in modo eccessivo anche dopo la risoluzione del problema medico.

In genere, le femmine sembrano essere più comunemente interessate dalla condizione rispetto ai maschi. L’alopecia psicogena può insorgere a qualsiasi età, ma tende a presentarsi con maggiore frequenza intorno alla pubertà.

Iperestesia felina

L’iperestesia felina è una sensibilità eccessiva agli stimoli. Si tratta di una condizione comportamentale complicata caratterizzata da alcune caratteristiche che appaiono compulsive e da altre di natura neurologica.

La condizione è caratterizzata da toeletta/aggressività autodirette compulsive. In alcuni casi, la condizione può evolversi in crisi convulsive generalizzate. A causa della sovrapposizione dei segni clinici, si ritiene che l’iperestesia felina possa essere il risultato di un disturbo convulsivo parziale che si manifesta come un disturbo compulsivo.

I sintomi dell’iperestesia felina includono:

  • Pupille dilatate
  • Eccessiva sensibilità cutanea (la pelle del gatto, se toccata, si arriccia ripetutamente quasi a formare un’onda, in particolare lungo la colonna vertebrale)
  • Il gatto si toeletta in modo eccessivo. Ciò può tradursi in perdita del pelo.
  • Il gatto sembra fuggire da un “nemico” invisibile (corre all’impazzata o vocalizza in modo eccessivo senza alcuna ragione apparente)
  • Allucinazioni apparenti

Il leccamento associato a questa condizione può essere talmente intenso da sembrare un’aggressione autodiretta focalizzata a fianchi, zona lombare o coda. Talvolta, l’aggressività manifestata può essere esplosiva e rivolta a persone o ad altri animali presenti in casa. È possibile che questi gatti emettano suoni forti e inusuali. Sembrano avere allucinazioni  e corrono in modo frenetico come se stessero fuggendo da un “nemico” invisibile.

Gli attacchi o crisi relativi all’iperestesia felina possono verificarsi più volte al giorno, sebbene sembrino essere più frequenti di sera o di mattina presto. Il comportamento aggressivo si manifesta all’improvviso e le crisi possono terminare con altrettanta rapidità. Talvolta, questi episodi sono preceduti da una ricerca di attenzione, caratterizzata dalla manifestazione di un comportamento più affettuoso verso le persone. Durante questi attacchi, alcuni gatti appaiono ansiosi, irrequieti, costantemente in movimento, iperstimolati o in fuga. Al termine della crisi, i gatti appaiono confusi.

La manifestazione comportamentale varia da gatto a gatto e le forme più lievi di iperestesia felina possono essere confuse con l’alopecia psicogena. L’iperestesia felina insorge nei gatti di mezza età, spesso di età compresa tra 1 e 5 anni. I sintomi possono durare da pochi secondi a pochi minuti. Gli episodi possono verificarsi a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro o su base quasi costante.

Le condizione mediche da escludere includono dermatite da morso di pulce, allergia alimentare, patologia del disco intervertebrale, trauma vertebrale, infezioni, tossine o cancro. La condizione può avere una base genetica poiché insorge prevalentemente, ma non esclusivamente, nei gatti di razza, in particolare nelle razze Siamese, Persiano, Abissino e Burmese.

comportamento compulsivo gatto

Come possono essere risolti i comportamenti compulsivi del gatto?

Anzitutto, in caso di disturbi di natura ansiosa, è di primaria importanza eliminare o ridurre la fonte di conflitto o ansia. Se questo non fosse possibile, il controcondizionamento (insegnare all’animale a eseguire un comportamento incompatibile con il comportamento indesiderato) e la desensibilizzazione (introdurre gradatamente il gatto allo stimolo che teme associandolo a un’esperienza positiva) sono i trattamenti elettivi.

Fattori elicitanti comuni dei comportamenti compulsivi felini

  • Ansia da separazione
  • Introduzione nell’ambiente domestico di un nuovo animale o di una persona
  • Ambiente nuovo
  • Accesso all’aperto limitato
  • Stimolazione sociale o ambientale inadeguata
  • Svezzamento precoce
  • Condizione medica risolta
  • Accarezzare o coccolare il gatto sulla schiena
  • Rumori forti o acuti

Possibili soluzioni

Se il gatto è incline alla suzione dei tessuti, è bene evitare che abbia accesso alle stanze dove sono presenti, per esempio, copriletti o tende oppure evitare di lasciare i vestiti in luoghi accessibili all’animale.

Se il gatto tende a mordicchiare oggetti specifici, provate a rendere tali oggetti sgradevoli. Potete, ad esempio, rivestirli con una sostanza dal sapore amaro. Ricordate di offrire al gatto oggetti alternativi appropriati con cui giocare e da mordicchiare, posizionandoli nei punti dove l’animali è solito cercare i tessuti.

Se il gatto soffre di iperestesia felina, evitate di accarezzarlo sulla schiena. Questo gesto, seppur fatto con affetto, può causare l’insorgere di una crisi.

Fate in modo che il gatto abbia a disposizione svariate attività che lo divertano, come per esempio:

  • Strutture su cui arrampicarsi – Molti gatti amano arrampicarsi su strutture che rendono il loro ambiente tridimensionale e che consentono loro di esprimere la loro naturale tendenza a salire sugli alberi.
  • Mangiatoie per uccelli o acquari – Per tenere il gatto impegnato, potete provare a posizionare una mangiatoia per uccelli vicino a una finestra dove il gatto può avere modo di osservarli. Anche gli acquari sono un buon modo per intrattenere il gatto. Assicuratevi solo di posizionare una copertura adeguata sulla parte superiore dell’acquario per proteggere i pesci.
  • Finte prede – Per stimolare il comportamento predatorio del gatto, potete usare bacchette con piume, palline, topolini in pezza, ecc. Per mantenere il gatto mentalmente stimolato, si raccomanda la rotazione giornaliera dei giochi.
  • Rendere il momento del pasto più “impegnativo” – Provate a posizionare in diversi punti della casa delle feeding stations differenti. Così facendo, il gatto dovrà impegnarsi per cercare il cibo. Alcuni gatti rispondono bene ai puzzle-feeders, come per esempio una palla gioco che andrete a riempire di snack o croccantini e che il gatto dovrà far rotolare per favorirne la fuoriuscita. Ovviamente, il condotto interno di questi oggetti è strutturato in modo da rilasciare solo una piccola porzione del contenuto.

Potete acquistare i puzzle-feeders nei negozi per animali oppure costruirne uno voi stessi utilizzando un rotolo di carta igienica vuoto. Vediamo come procedere: prendete il rotolo e praticate su di esso dei fori sufficientemente grandi da consentire il rilascio dei croccantini.  Riempite il tubo del rotolo con dei croccantini (o piccoli snack) e chiudete le estremità in modo da evitare la fuoriuscita del cibo. Prima di posizionare i rotoli in vari punti della casa, mostrate al gatto come farli rotolare per ottenere il cibo. L’obiettivo è quello di mantenere il gatto occupato e mentalmente stimolato.

L’attività fisica aerobica, se svolta quotidianamente, contribuisce a ridurre lo stato di eccitabilità del gatto. Dedicate 10-15 minuti due volte al giorno al micio tenendolo impegnato in un gioco aerobico interattivo. Per esempio, potete attaccare uno snack o un gioco a una cordicella e stimolare così la sua natura predatoria. Alcuni gatti preferiscono le bacchette con piume. Provate diverse tipologie di giochi e ruotateli regolarmente. Così facendo, il gatto non si stancherà di essi. In alternativa, potete far svolgere attività fisica al gatto all’aria aperta. In questo caso, se l’animale è solito stare in casa, potete utilizzare un guinzaglio o una pettorina.

Anche l’alimentazione può giocare un ruolo. Per esempio, la somministrazione di cibo secco ricco di fibre nel corso della giornata può contribuire a spostare l’attenzione del gatto dalla suzione dei tessuti (o dal grooming eccessivo) verso il cibo. I puzzle-feeders sono un buon modo per aumentare il livello di attività del gatto e prolungare il momento del pasto.

Programmare una routine quotidiana contribuisce a calmare molti gatti. Per esempio, potete fissare un orario per il momento del pasto, un altro per il momento del gioco e un altro ancora per il momento delle coccole.

I comportamenti ripetitivi, se suggestivi di una richiesta di attenzione, dovrebbero essere ignorati. Così facendo, eviterete di rafforzare il comportamento indesiderato. Ricordate che inizialmente il gatto tenderà a perpetuare il comportamento con maggiore frequenza, nel tentativo di ottenere l’attenzione negata. È importante che vi atteniate al programma, almeno per un po’ di tempo. Nel giro di 3 settimane circa, nel caso sia realmente presente tale componente (ovvero la ricerca di attenzione), il gatto tenderà a ridurre la pratica del comportamento indesiderato.

In genere, il trattamento delle condizioni che coinvolgono autoleccamento eccessivo mediante contenzione fisica (per esempio, collare elisabettiano) non è raccomandato. Sebbene possa prevenire eventuali autotraumatismi, esso risulta tuttavia inefficace nella risoluzione dei problemi ansiogeni sottostanti che perpetuano il comportamento indesiderato.

Ricordate che in questi casi il gatto non va mai punito. La punizione, infatti, può esacerbare il conflitto sottostante e l’ansia sperimentata dall’animale.

Trattamento farmacologico

Quando il comportamento indesiderato diviene radicato, il gatto può continuare a manifestarlo anche dopo che i fattori di stress sono stati eliminati o ridotti. In questa fase, il comportamento compulsivo può non rispondere alle tecniche standard di modificazione del comportamento e a tecniche di gestione diverse. Spesso, quindi, si rivela necessario l’impiego del trattamento farmacologico, combinato alle suddette tecniche, specie nel caso in cui i fattori ambientali scatenanti non possano essere identificati ed eliminati.

Sembra che i comportamenti compulsivi coinvolgano cambiamenti a carico dei neurotrasmettitori cerebrali. Si sospetta un coinvolgimento strumentale della serotonina, poiché i farmaci che inibiscono la ricaptazione della serotonina nel cervello sono i più utili nel trattamento dei disturbi compulsivi. Sembra che questi farmaci normalizzino la chimica del cervello, minimizzino l’impatto dei fattori di stress ambientali e contribuiscano a stabilizzare l’umore del gatto. In genere, vengono prescritti clomipramina (Clomicalm) o fluoxetina (Prozac). Il gatto, se meno ansioso, sarà meno incline ad attuare un comportamento compulsivo. Nel trattamento dell’iperestesia felina, talvolta è utile l’impiego degli anticonvulsivanti (come il fenobarbital), probabilmente in considerazione della parziale componente convulsiva.

Sebbene non sia sempre possibile eliminare completamente i comportamenti compulsivi, il programma di trattamento sopra descritto spesso è efficace nel ridurre il comportamento compulsivo a un livello più vivibile sia per il gatto che per il proprietario.

Affinché sia efficace, devono essere seguite tutte le fasi del programma su base costante. Spesso, può tornare utile tenere un diario dove annotare quotidianamente il comportamento del gatto per valutarne i miglioramenti e come mezzo per incoraggiare un continuo monitoraggio da parte del proprietario.

Fonti

Condividi