Malassorbimento nel cane: quando il cibo non nutre

Il tuo cane mangia con appetito vorace, forse più del solito, eppure continua a perdere peso. Le sue feci sono abbondanti, di colore chiaro e consistenza anomala. Il pelo ha perso la sua naturale lucentezza. Se ti riconosci in questa descrizione, potresti trovarti di fronte a una delle condizioni più complesse della medicina veterinaria: il malassorbimento intestinale.

Cosa si intende per malassorbimento?

Il malassorbimento rappresenta l’incapacità dell’intestino di assorbire in modo adeguato i nutrienti dal cibo, anche quando questo viene consumato in quantità sufficienti. Per comprendere appieno questa condizione, dobbiamo immaginare l’apparato digerente del cane come una sofisticata catena di montaggio dove ogni passaggio è fondamentale per il risultato finale.

La digestione inizia già nella bocca e prosegue nello stomaco, ma è nell’intestino tenue che avviene la maggior parte dell’assorbimento dei nutrienti. Quando questo meccanismo si inceppa, l’organismo non riesce più a trattenere proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali essenziali per la vita. Secondo studi pubblicati sul Journal of Small Animal Practice, questa condizione può manifestarsi in forme diverse: può essere selettiva, colpendo solo specifici nutrienti, oppure globale, compromettendo l’assorbimento di quasi tutte le sostanze nutritive.

È importante distinguere tra maldigestione e malassorbimento. La maldigestione si verifica quando gli enzimi digestivi non riescono a scomporre il cibo in particelle sufficientemente piccole da essere assorbite. Il malassorbimento, invece, avviene quando l’intestino, pur avendo a disposizione nutrienti correttamente digeriti, non riesce ad assorbirli attraverso la sua parete. Spesso queste due condizioni coesistono, rendendo la diagnosi e il trattamento ancora più complessi.

Cause del malassorbimento

Insufficienza pancreatica esocrina

Tra le cause più frequenti di malassorbimento nel cane troviamo l’insufficienza pancreatica esocrina (EPI), una condizione in cui il pancreas non produce enzimi digestivi sufficienti. Ciò che rende questa patologia particolarmente insidiosa è che i sintomi compaiono solo quando oltre il 90% della funzione pancreatica è già compromessa (Merck Veterinary Manual, 2024).

Il Pastore Tedesco detiene il triste primato di razza più colpita, con una predisposizione genetica all’atrofia acinosa pancreatica che può manifestarsi già in giovane età. I Rough Collie condividono una simile predisposizione, mentre nei Cavalier King Charles Spaniel l’EPI tende a svilupparsi come conseguenza di pancreatiti croniche, manifestandosi quindi in età più avanzata con un’età mediana di 6.5 anni. Uno studio condotto su oltre 13.000 cani ha identificato anche il Chow Chow come razza a rischio, con la particolarità di un esordio molto precoce, intorno ai 16 mesi di età.

Un aspetto cruciale emerso dalla ricerca è che l’82% dei cani con EPI presenta anche una carenza di cobalamina, la vitamina B12. Questa carenza non è semplicemente una conseguenza, ma contribuisce attivamente a perpetuare il malassorbimento, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.

Malattie infiammatorie intestinali

Le enteropatie croniche rappresentano un gruppo eterogeneo di patologie caratterizzate dall’infiltrazione di cellule infiammatorie nella mucosa intestinale. La forma più comune è quella linfocitica-plasmacellulare, in cui linfociti e plasmacellule invadono la parete intestinale compromettendone la funzione. Segue per frequenza la forma eosinofilica, mentre sono più rare le forme granulomatose o neutrofiliche.

Secondo il Merck Veterinary Manual, queste condizioni vengono oggi classificate in base alla risposta terapeutica piuttosto che solo sulle caratteristiche istologiche. Abbiamo così enteropatie che rispondono al cambio di alimentazione, che rappresentano circa il 10-15% dei casi, enteropatie che migliorano con la terapia antibiotica, e quelle che richiedono farmaci immunosoppressori, che costituiscono un altro 10-25% dei casi. Purtroppo, esiste anche una categoria di enteropatie non responsive a nessun trattamento, che rappresentano le situazioni più frustranti sia per il veterinario che per il proprietario.

Linfangectasia intestinale

La linfangectasia intestinale merita un’attenzione particolare perché rappresenta una delle principali cause di enteropatia proteino-disperdente (PLE), una condizione grave in cui le proteine vengono perse attraverso l’intestino. I vasi linfatici intestinali, deputati al trasporto dei grassi e delle proteine assorbite, si dilatano patologicamente e finiscono per riversare il loro contenuto nel lume intestinale.

Gli Yorkshire Terrier mostrano una predisposizione particolare a questa condizione, tanto che dovrebbe essere sempre considerata in presenza di sintomi gastrointestinali cronici in questa razza. Anche i Soft-Coated Wheaten Terrier, i Norwegian Lundehund e i Basenji sono spesso colpiti. Studi recenti pubblicati sulla rivista Animals hanno dimostrato che i cani che rispondono positivamente alla sola terapia dietetica per la PLE in genere presentano un indice di attività clinica della malattia (CCECAI) inferiore a 8, suggerendo che i casi meno gravi possono essere gestiti con successo attraverso modifiche alimentari mirate.

Difetti genetici nell’assorbimento della cobalamina

Alcune razze canine nascono con un difetto genetico che impedisce l’assorbimento della vitamina B12 a livello intestinale. Nei Border Collie è stata identificata una mutazione specifica nel gene CUBN, mentre nei Beagle è presente una delezione diversa dello stesso gene. Gli Schnauzer Giganti affetti mostrano i primi sintomi molto precocemente, già tra le 6 e le 12 settimane di vita, mentre nei Border Collie i segni clinici tendono a manifestarsi intorno ai 4-6 mesi.

Questa condizione, nota come sindrome di Imerslund-Gräsbeck, non è solo un’anomalia genetica ma presenta anche importanti implicazioni pratiche. La carenza di cobalamina infatti non solo causa sintomi diretti come anemia e problemi neurologici, ma perpetua il malassorbimento causando atrofia dei villi intestinali, le strutture microscopiche responsabili dell’assorbimento dei nutrienti (Fyfe et al., 1991).

Esemplare di razza Rough Collie

Come riconoscere i sintomi del malassorbimento

I sintomi del malassorbimento possono essere subdoli e progredire lentamente, rendendo difficile per il proprietario rendersi conto della gravità della situazione. La perdita di peso è spesso il segno più evidente, che paradossalmente può essere accompagnata da un aumento dell’appetito. Il cane sembra sempre affamato, cerca continuamente cibo e può iniziare a mangiare cose inappropriate, incluse le proprie feci o quelle di altri animali, un comportamento noto come coprofagia.

Le alterazioni delle feci rappresentano un altro campanello d’allarme importante. Nel malassorbimento, le feci tendono ad essere voluminose, di colore chiaro, spesso grigiastre o giallastre. La consistenza può variare da pastosa a semiliquida, e spesso sono caratterizzate da un aspetto grasso o oleoso, condizione definita steatorrea. L’odore è tipicamente rancido e più sgradevole del normale. Alcuni proprietari notano che il pelo intorno all’ano e sulla coda appare unto e difficile da pulire.

Il mantello del cane perde progressivamente la sua lucentezza naturale, diventando opaco, secco e fragile. Questo accade perché l’assorbimento insufficiente di acidi grassi essenziali e vitamine compromette la salute di cute e pelo. La debolezza e la letargia si manifestano in modo graduale. Il cane che prima giocava vivacemente ora preferisce riposare, si stanca con facilità durante le passeggiate e mostra meno interesse per le attività quotidiane.

Nei casi più gravi, quando la perdita di proteine è significativa, possono comparire edemi, ovvero accumuli di liquido che causano gonfiore, particolarmente evidenti a livello delle zampe e dell’addome. L’addome può apparire disteso non solo per l’edema ma anche per l’accumulo di gas intestinali, causando disagio e dolore all’animale.

Diagnosi

La diagnosi di malassorbimento richiede un approccio sistematico e spesso multidisciplinare. Il veterinario inizierà sempre con un’anamnesi dettagliata, raccogliendo informazioni sulla dieta, la frequenza e consistenza delle feci, l’appetito, eventuali trattamenti precedenti e la progressione dei sintomi nel tempo. Il percorso diagnostico procede poi attraverso una serie di esami progressivamente più specifici:

Esame clinico e analisi di base

  • Esame obiettivo: il veterinario valuterà la condizione corporea generale, palpando l’addome per rilevare eventuali masse, dolore o distensione. Particolare attenzione sarà posta alla valutazione del mantello, della massa muscolare e della presenza di edemi periferici.
  • Emocromo completo: può rivelare anemia, in genere di tipo non rigenerativo, e alterazioni dei globuli bianchi come la linfopenia. La presenza di neutrofili ipersegmentati può suggerire carenza di cobalamina.
  • Profilo biochimico: l’albumina, la principale proteina del sangue, risulta spesso diminuita (ipoalbuminemia), così come il colesterolo (ipocolesterolemia). Questi parametri sono fondamentali per valutare la gravità della perdita proteica.

Test specifici per la funzione digestiva

  • TLI (Trypsin-Like Immunoreactivity): il test più affidabile per diagnosticare l’insufficienza pancreatica esocrina. Valori inferiori a 2.5 μg/L confermano la diagnosi di EPI, mentre valori tra 2.5 e 5.0 μg/L richiedono un nuovo test dopo digiuno prolungato. L’esame deve essere eseguito rigorosamente a digiuno per evitare falsi risultati.
  • Cobalamina e folati sierici: forniscono informazioni preziose sulla localizzazione del malassorbimento. Una cobalamina bassa con folati normali o elevati suggerisce un problema ileale, folati bassi con cobalamina normale indicano malassorbimento digiunale, ovvero localizzato nel digiuno, la seconda porzione dell’intestino tenue responsabile dell’assorbimento di diversi micronutrienti. La riduzione di entrambi suggerisce malassorbimento diffuso o SIBO.
  • Test di assorbimento dei grassi fecali: può essere utile per confermare la steatorrea, anche se è meno utilizzato nella pratica clinica moderna.

Diagnostica per immagini

  • Ecografia addominale: consente di valutare lo spessore della parete intestinale (normale 2-3 mm), l’ecogenicità del pancreas, la presenza di linfonodi aumentati di volume. Nei casi di linfangectasia, si possono osservare striature iperecogene nella parete intestinale che rappresentano i vasi linfatici dilatati.
  • Radiografia addominale: meno specifica dell’ecografia, può mostrare distensione intestinale, presenza di gas o corpi estranei. Utile come screening iniziale ma raramente diagnostica per il malassorbimento.

Diagnosi definitiva

  • Endoscopia con biopsie: rimane il gold standard per la diagnosi delle malattie infiammatorie intestinali e della linfangectasia. Le biopsie devono essere multiple (almeno 6-8 campioni) e prelevate da diversi tratti dell’intestino, poiché le lesioni possono essere distribuite in modo non uniforme.
  • Laparotomia esplorativa: riservata ai casi in cui l’endoscopia non è diagnostica o quando si sospettano lesioni non raggiungibili endoscopicamente. Consente biopsie a tutto spessore e valutazione diretta di tutti gli organi addominali.
due cani di razza Chow Chow

Strategie terapeutiche

Il trattamento del malassorbimento deve essere modulato in base alla causa sottostante e alla risposta individuale del paziente. Non esiste un protocollo universale e spesso sono necessari aggiustamenti progressivi per trovare la combinazione terapeutica ottimale.

Terapia enzimatica sostitutiva nell’EPI

Per i cani con insufficienza pancreatica esocrina, la somministrazione di enzimi pancreatici a ogni pasto rappresenta la pietra angolare del trattamento. Gli enzimi in polvere si sono dimostrati più efficaci rispetto a compresse o capsule, probabilmente perché si mescolano meglio con il cibo. Il dosaggio iniziale è in genere di un cucchiaino per 10 kg di peso corporeo per pasto, ma può essere necessario un aggiustamento in base alla risposta clinica.

Alcuni veterinari consigliano di pre-incubare gli enzimi con il cibo per 20-30 minuti prima della somministrazione, anche se studi recenti non hanno dimostrato un chiaro vantaggio di questa pratica. In alternativa agli enzimi commerciali, può essere utilizzato pancreas fresco di bovino o suino, nella dose di 30-85 grammi per pasto, ma questa opzione presenta ovvie difficoltà pratiche e igieniche.

La risposta alla terapia enzimatica è in genere rapida, con un miglioramento dell’appetito e della consistenza fecale entro 7-14 giorni dall’inizio del trattamento. Il peso corporeo inizia a recuperare più gradualmente, e possono essere necessarie diverse settimane per un recupero completo (VCA Hospitals).

Supplementazione con cobalamina

La carenza di vitamina B12 deve essere corretta per ottimizzare la risposta terapeutica. Tradizionalmente, la cobalamina veniva somministrata solo per via iniettiva, con iniezioni sottocutanee settimanali per le prime 6 settimane, poi ogni due settimane per altre 6 settimane, e infine mensilmente come mantenimento. Il dosaggio varia da 250 a 1500 microgrammi in base al peso del cane.

Recentemente, alcuni studi hanno dimostrato che anche la somministrazione orale di cobalamina può essere efficace, con dosi di 1 mg al giorno. Questa scoperta ha rivoluzionato il trattamento, rendendo la terapia molto più semplice e meno stressante sia per il cane che per il proprietario. La risposta alla supplementazione di B12 può essere significativa, con miglioramento dell’appetito e del comportamento già dopo 1-2 giorni.

Modifiche dietetiche

L’approccio dietetico varia in base alla patologia sottostante. Per l’insufficienza pancreatica esocrina, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è sempre necessaria una dieta a basso contenuto di grassi. L’importante è che la dieta sia altamente digeribile e che i pasti siano piccoli e frequenti, idealmente 3-4 volte al giorno, per non sovraccaricare il sistema digestivo.

Nella linfangectasia intestinale, invece, la restrizione dei grassi è cruciale. Si utilizzano diete “ultra-low fat” con meno di 15 grammi di grassi per 1000 kilocalorie. In alcuni casi, può essere utile una supplementazione con trigliceridi a catena media (MCT), che vengono assorbiti direttamente senza necessità del sistema linfatico. Le proteine devono essere di alta qualità e facilmente digeribili, mentre le fibre insolubili dovrebbero essere evitate perché possono interferire con l’assorbimento.

Per le malattie infiammatorie intestinali, l’approccio dietetico prevede l’uso di diete ipoallergeniche con una singola fonte proteica che il cane non ha mai mangiato prima (novel protein), oppure diete idrolizzate in cui le proteine sono state scomposte in frammenti così piccoli da non essere riconosciuti dal sistema immunitario. L’aggiunta di prebiotici come i frutto-oligosaccaridi (FOS) e i mannano-oligosaccaridi (MOS) può favorire la crescita di batteri benefici nell’intestino.

Terapia immunosoppressiva nelle IBD

Quando le modifiche dietetiche e la terapia antibiotica non sono sufficienti, diventa necessario ricorrere a farmaci immunosoppressori. Il prednisone rimane il farmaco di prima scelta, iniziando con dosi di 1-2 mg/kg al giorno, per poi ridurre in modo graduale una volta ottenuta la remissione clinica.

Nei casi che non rispondono in modo adeguato ai soli corticosteroidi, o quando gli effetti collaterali diventano problematici, è possibile aggiungere altri immunosoppressori. L’azatioprina, alla dose di 2 mg/kg al giorno, è comunemente utilizzata nei cani ma non nei gatti per la sua tossicità in questa specie. La ciclosporina, a 5 mg/kg al giorno, rappresenta un’alternativa efficace ma più costosa. Il clorambucile è riservato ai casi più refrattari e richiede un monitoraggio ematologico frequente per il rischio di soppressione midollare.

Il ruolo del microbiota intestinale

Sempre maggiore attenzione viene posta al ruolo del microbiota intestinale nel malassorbimento. L’uso di probiotici multiceppo ad alta concentrazione può aiutare a ristabilire l’equilibrio della flora intestinale. I prebiotici, sostanze che nutrono selettivamente i batteri benefici, sono spesso inclusi nelle diete commerciali per patologie gastrointestinali.

In alcuni casi, in particolare quando vi è il sospetto di una sovracrescita batterica intestinale (SIBO), può essere necessario un ciclo di antibiotici. Il metronidazolo e la tilosina sono gli antibiotici più utilizzati, non solo per la loro azione antimicrobica ma anche per i loro effetti immunomodulatori. La tilosina in particolare ha mostrato benefici in alcune forme di diarrea cronica del cane che non rispondono ad altre terapie.

Prognosi

La prognosi del malassorbimento varia in base alla causa sottostante e alla tempestività della diagnosi. Per l’insufficienza pancreatica esocrina, la prognosi è generalmente buona se il trattamento viene seguito correttamente. La maggior parte dei cani recupera peso e qualità di vita normale, anche se necessiterà di terapia enzimatica sostitutiva per tutta la vita.

Le malattie infiammatorie intestinali presentano una prognosi più variabile. Circa il 60-70% dei cani risponde bene alla terapia medica, ma sono possibili recidive che richiedono aggiustamenti del trattamento. Alcuni cani possono essere gestiti con la sola dieta, mentre altri necessitano di terapia immunosoppressiva a lungo termine.

La linfangectasia e l’enteropatia proteino-disperdente hanno la prognosi più riservata, specie quando l’albumina scende sotto 1.5 g/dL. Studi hanno riportato una mortalità del 50% entro 6 mesi nei casi gravi, anche se i cani che rispondono precocemente alla terapia dietetica hanno prospettive decisamente migliori.

Per il malassorbimento congenito di cobalamina, la prognosi è eccellente con la supplementazione appropriata. Questi cani possono vivere una vita completamente normale, purché ricevano su base regolare la vitamina B12.

Monitoraggio

Il successo terapeutico nel malassorbimento richiede un monitoraggio attento e costante. Inizialmente, i controlli dovrebbero essere mensili per valutare la risposta al trattamento e apportare eventuali modifiche. Il veterinario valuterà il peso corporeo, la condizione fisica generale, la qualità delle feci e l’appetito.

Gli esami del sangue dovrebbero essere ripetuti ogni 3-6 mesi per monitorare i livelli di albumina e proteine totali, la cobalamina, i folati e, nel caso di EPI, il TLI. Questi parametri aiutano a valutare l’efficacia della terapia e a identificare per tempo eventuali peggioramenti.

È importante che il proprietario tenga un diario dettagliato che includa peso settimanale, appetito, numero e consistenza delle evacuazioni, eventuali episodi di vomito e livello di attività. Queste informazioni sono preziose per il veterinario per ottimizzare la terapia.

Quando la terapia non funziona

Se dopo 4-6 settimane di terapia appropriata non si osserva un miglioramento significativo, è necessario rivalutare l’intero approccio. Potrebbero essere presenti patologie concomitanti non diagnosticate, come una sovracrescita batterica intestinale che complica il quadro clinico.

La compliance del proprietario deve essere verificata con attenzione: anche piccole deviazioni dal protocollo terapeutico possono compromettere i risultati. Talvolta il problema consiste semplicemente nel fatto che il cane rifiuta gli enzimi o la dieta prescritta, rendendo necessarie strategie creative per la loro somministrazione.

Alcuni cani necessitano di approcci dietetici individualizzati che si discostano dalle raccomandazioni standard. In questi casi, la consulenza di un nutrizionista veterinario può fare la differenza. Infine, in presenza di sintomi persistenti nonostante una terapia apparentemente adeguata, è essenziale escludere la presenza di neoplasie intestinali attraverso biopsie endoscopiche o, se necessario, laparotomia esplorativa.

Fonti

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