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Megaesofago nel gatto: guida su cause, sintomi e trattamento

L’esofago è un condotto muscolare che funge da collegamento anatomico tra la faringe e lo stomaco. Nei gatti, la componente predominante dell’esofago è costituita da muscolatura liscia, caratterizzata da contrazioni involontarie. Tuttavia, l’ultima sezione, corrispondente a circa un terzo dell’intera lunghezza dell’esofago felino, è composta da muscoli striati.

I muscoli striati, simili a quelli presenti nelle braccia e nelle gambe, sono sotto il controllo volontario e sono dotati di nervi che mantengono una comunicazione attiva con il cervello. Questi nervi consentono la trasmissione di segnali che determinano se il muscolo deve rilassarsi o contrarsi. In pratica, questa regolazione permette un coordinamento preciso durante il processo di deglutizione e contribuisce al corretto trasporto del cibo lungo l’esofago verso lo stomaco.

Che cos’è il megaesofago nel gatto?

Un meccanismo chiave nell’attività dell’esofago è lo sfintere situato alla sua estremità iniziale. Questo anello muscolare rimane generalmente chiuso, impedendo il passaggio del cibo, fino a quando non riceve il segnale appropriato per aprirsi. Una volta attivato, lo sfintere consente al cibo di entrare nell’esofago, successivamente richiudendosi per prevenire il ritorno indesiderato del cibo.

Durante il processo di deglutizione, i muscoli dell’esofago svolgono un ruolo fondamentale. Questi muscoli si dilatano nella parte anteriore del bolo alimentare, agevolando l’ingresso del cibo, e contemporaneamente si contraggono nella sua parte posteriore. Questa coordinazione muscolare è essenziale per il movimento del cibo lungo l’esofago, un fenomeno noto come peristalsi.

Affinché il cibo raggiunga lo stomaco, è necessario superare un altro sfintere, situato vicino all’entrata dello stomaco. Questo secondo sfintere rimane normalmente chiuso per proteggere l’esofago dagli enzimi digestivi gastrici. Si apre solamente in risposta a un segnale specifico, consentendo al cibo di procedere nel suo percorso e avviare il processo digestivo nello stomaco.

Il termine “megaesofago” indica una condizione caratterizzata dalla dilatazione del diametro dell’esofago, associata a un deficit funzionale dei muscoli esofagei, che risultano incapaci di trasferire in modo efficace liquidi e cibo nello stomaco. Questa disfunzione è comunemente denominata ipomotilità.

Tipi di megaesofago nel gatto

Il megaesofago nei gatti può essere classificato in due categorie principali, ciascuna con caratteristiche distintive:

  • Megaesofago congenito: il megaesofago congenito è presente sin dalla nascita ed è associato a una condizione medica sottostante. Questa forma di megaesofago è spesso il risultato di anomalie congenite nella struttura o nella funzione dell’esofago. Gli effetti possono variare in base alla gravità della condizione sottostante.
  • Megaesofago acquisito: il megaesofago acquisito si sviluppa successivamente nella vita del gatto, spesso per ragioni non completamente comprese. A differenza del tipo congenito, questo tipo di megaesofago può manifestarsi più tardi e può essere associato a diverse cause, tra cui malattie neurologiche, disturbi muscolari o altre condizioni mediche.

Sintomi

Il segno clinico predominante del megaesofago è il rigurgito, che si differenzia dal vomito. Il rigurgito è una risposta passiva che comporta l’espulsione del contenuto esofageo, solitamente prima che il cibo raggiunga lo stomaco. Questo fenomeno può manifestarsi diverse ore o subito dopo l’assunzione di cibo. Spesso, il materiale rigurgitato conserva la sua forma tubolare e appare non digerito.

Quando il megaesofago è associato a una condizione neurologica, è possibile osservare segni neurologici quali debolezza muscolare generalizzata, atrofia muscolare e dolore. Il gatto potrebbe inoltre evidenziare difficoltà respiratorie (dispnea), tosse o febbre, suggerendo la possibile insorgenza di polmonite da aspirazione, una complicanza comune nel contesto del megaesofago.

megaesofago gatto

Cause

Il megaesofago è meno comune nel gatto rispetto al cane, ma si osserva una predisposizione nei gatti siamesi, spesso associata a disturbi dello svuotamento gastrico.

Nei gatti, le occlusioni esofagee, che possono condurre allo sviluppo del megaesofago, possono derivare da corpi estranei come ossa di uccelli o lische di pesce. Altri fattori possono includere l’ingestione involontaria di oggetti durante il gioco, come aghi, spago o ami da pesca. Pur essendo meno comuni nei gatti rispetto ai cani, questi oggetti possono causare una stenosi (restringimento) esofagea a causa dell’infiammazione.

Un’altra causa congenita ostruttiva associata al megaesofago nei gatti è rappresentata dalle anomalie dell’anello vascolare, tra cui la persistenza dell’arco aortico destro (PRAA) è la forma più comune. Si tratta di una condizione complessa che richiede un intervento chirurgico per essere gestita adeguatamente.

Il megaesofago acquisito secondario può essere associato a quanto segue:

  • Ostruzione esofagea dovuta a:
    • Stenosi o restringimento in un’area specifica: questa condizione implica una significativa riduzione del diametro dell’esofago in una zona specifica, il che può compromettere il normale passaggio del cibo.
    • Presenza di un corpo estraneo: l’ingestione di corpi estranei, come giocattoli o altri materiali non alimentari, può causare ostruzioni nell’esofago, portando allo sviluppo del megaesofago.
    • Sviluppo di un tumore esofageo: la formazione di una massa tumorale nell’esofago può causare un’ostruzione e interferire con la normale funzione esofagea.
    • Formazione di un polipo esofageo: la presenza di polipi, escrescenze anomale di tessuto, può causare ostruzioni o interferenze nella normale funzione dell’esofago, contribuendo così al megaesofago.
  • Condizione associata al sistema nervoso, come:
    • Malattie coinvolgenti il cervello o il sistema nervoso centrale (SNC): condizioni patologiche che interessano il cervello o il sistema nervoso centrale possono influire sulla funzione esofagea, causando potenzialmente il megaesofago. Queste malattie possono variare da disturbi neurodegenerativi a traumi cerebrali.
    • Malattia neuromuscolare (problemi con la stimolazione nervosa nell’esofago): condizioni caratterizzate da alterazioni nella comunicazione tra i nervi e i muscoli dell’esofago che ne compromettono la coordinazione e la funzione. Ciò può contribuire allo sviluppo del megaesofago.
    • Condizione neuromuscolare generalizzata, come la miastenia gravis: malattia autoimmune che colpisce la trasmissione nervo-muscolo, comportando una debolezza muscolare generalizzata, inclusa quella dell’esofago.
    • Malattie infettive, come il botulismo: infezione causata dalla tossina botulinica, che può interferire con la normale contrazione muscolare, inclusa quella dell’esofago.
    • Esposizione a tossine, come gli organofosfati e il piombo: l’ingestione o l’esposizione a sostanze chimiche, come gli organofosfati presenti in alcuni collari antipulci e insetticidi, o il piombo, può avere effetti negativi sulla funzione neuromuscolare dell’esofago, contribuendo al megaesofago.

Diagnosi

Il veterinario può avviare una valutazione diagnostica mediante l’esecuzione di radiografie, concentrandosi specificamente sulla regione toracica, al fine di identificare e confermare la presenza del megaesofago. Durante la procedura radiografica, l’attenzione sarà principalmente rivolta all’esofago per valutarne eventuali anomalie o dilatazioni. Nel contempo, poiché la radiografia coinvolge l’area addominale, sarà possibile visualizzare lo stomaco e l’intestino. Nel caso in cui il gatto manifesti sintomi come vomito o rigurgito, il veterinario potrebbe consigliare la realizzazione di entrambi gli esami radiografici per ottenere una visione completa del sistema gastrointestinale.

Se la radiografia evidenzia una dilatazione dell’esofago, ciò conferma la presenza di megaesofago. Tuttavia, il megaesofago potrebbe derivare da una condizione sottostante non sempre diagnosticabile tramite esami radiografici. Pertanto, saranno necessari ulteriori test diagnostici per identificare la causa alla radice del megaesofago e per raccomandare un piano di trattamento appropriato.

Trattamento

Non esiste una cura definitiva per il megaesofago. Pertanto, il trattamento si concentra sulla gestione della condizione. Le strategie di gestione dipendono dalla natura della condizione sottostante e da quanto tempo è trascorso prima che il trattamento abbia avuto inizio.

I potenziali approcci terapeutici includono:

  • Cisapride e metoclopramide: questi farmaci sono spesso presi in considerazione per gestire l’ipomotilità associata al megaesofago, poiché agiscono favorevolmente sul movimento dei muscoli esofagei. Tuttavia, la loro efficacia potrebbe essere limitata poiché la muscolatura dell’esofago comprende sia fibre muscolari lisce che striate.
  • Farmaci immunosoppressori: vengono impiegati per condizioni come la disautonomia e la miastenia grave, in aggiunta agli inibitori dell’acetilcolinesterasi come la piridostigmina.
  • Intervento chirurgico: può essere raccomandato in presenza di una massa o un’altra ostruzione, come un corpo estraneo o un’anomalia dell’anello vascolare, che contribuisce al megaesofago. Tuttavia, la chirurgia non è in grado di correggere un problema di motilità esofagea .
  • Sondino per bypassare l’esofago: in alcuni casi, il veterinario potrebbe raccomandare l’uso di un sondino come misura temporanea per bypassare l’esofago, specialmente se il megaesofago è correlato a una condizione transitoria. Tuttavia, questa soluzione non è a lungo termine.

In passato, l’intervento chirurgico per correggere il megaesofago nei cani e nei gatti non veniva generalmente raccomandato. Tuttavia, attualmente, l’Università del Missouri sta conducendo ricerche per valutare l’efficacia dell’utilizzo del Botox e di una procedura specializzata con palloncino in un sottogruppo specifico di cani affetti da megaesofago.

Il megaesofago è attualmente oggetto di studi approfonditi nell’ambito della ricerca veterinaria per migliorare la comprensione della condizione, sviluppare nuove opzioni terapeutiche, gestire in modo più efficace la patologia e, in futuro, raggiungere risultati chirurgici positivi.

Alimentazione del gatto con megaesofago

Il trattamento del megaesofago richiede un notevole impegno per ciò che concerne la gestione domiciliare. Al fine di favorire una corretta alimentazione, si raccomanda di apportare alcune modifiche alle abitudini alimentari quotidiane del gatto, tra cui:

  • Posizionamento della ciotola del cibo a un’altezza adeguata: collocare le ciotole del cibo a un’altezza rialzata consente al gatto di mangiare senza dover abbassare e sollevare la testa. Ciò riduce lo sforzo durante l’assunzione del cibo e ne favorisce il passaggio attraverso l’esofago.
  • Tenere il gatto in posizione verticale dopo i pasti: è consigliabile tenere l’animale in posizione eretta per almeno 10-15 minuti dopo i pasti. Questo favorisce la discesa graduale del cibo nell’esofago, riducendo il rischio di rigurgito. Si raccomanda di consultare il veterinario per determinare la durata più appropriata in base alle caratteristiche individuali del paziente.
  • Preparazione del cibo: la preparazione del cibo può richiedere pratiche speciali, come frullare il cibo secco o umido con acqua fino a ottenere una consistenza acquosa per favorire la deglutizione. Inoltre, si consiglia di suddividere la quantità giornaliera di cibo in piccoli pasti frequenti nel corso della giornata.

Prognosi

Il megaesofago può essere spesso associato a polmonite da aspirazione, un’condizione in cui cibo e liquidi vengono involontariamente inalati nei polmoni, dando luogo a un’infezione secondaria. La presenza di polmonite da aspirazione indica un’evoluzione prognostica sfavorevole, poiché questa complicanza può manifestarsi più di una volta, contribuendo a complicare ulteriormente il quadro clinico.

Nei casi di megaesofago congenito, i sintomi di rigurgito si manifestano comunemente durante la fase di svezzamento, all’inizio dell’introduzione dell’alimentazione solida. Le forme acquisite, invece, tendono ad emergere più frequentemente nei gatti adulti giovani e di mezza età. La qualità e la durata della vita dei gatti affetti da megaesofago dipendono da diversi fattori, tra cui la forma specifica della condizione (congenita o acquisita), le condizioni di salute sottostanti e la presenza di complicanze come la polmonite da aspirazione.

Fonti