Emangiosarcoma nel cane: razze a rischio, sintomi e trattamento

L’emangiosarcoma (HSA) rappresenta una delle neoplasie più aggressive e insidiose che possono colpire i nostri amici a quattro zampe. Questa patologia tumorale maligna, che origina dalle cellule che rivestono internamente i vasi sanguigni (cellule endoteliali), costituisce circa il 7% di tutte le forme neoplastiche maligne nel cane e può manifestarsi in qualsiasi organo vascolarizzato dell’organismo.

La particolarità di questa neoplasia risiede nella sua capacità di svilupparsi silenziosamente, senza dare segni clinici evidenti fino a quando non si verifica un evento acuto, spesso fatale. Nel 70-80% dei casi, il primo segno della malattia è rappresentato da un’emorragia interna improvvisa causata dalla rottura del tumore, che può portare il cane al collasso o, nei casi più gravi, alla morte nel giro di poche ore.

Razze a rischio

L’emangiosarcoma colpisce prevalentemente i cani di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, con una particolare predisposizione per le razze di taglia grande e gigante. Secondo studi recenti condotti dalla Morris Animal Foundation, questa neoplasia rappresenta la causa di oltre il 70% delle morti correlate al cancro nei Golden Retriever, una delle razze più colpite.

Le razze maggiormente predisposte includono:

  • Pastore Tedesco
  • Golden Retriever
  • Labrador Retriever
  • Boxer
  • Alano
  • Setter Inglese

Anche i cani a pelo corto come Whippet, Dalmata, Pointer, Greyhound e Pitbull presentano un certo grado di predisposizione. Il fatto che questa malattia colpisca con maggiore frequenza determinate razze suggerisce una forte componente genetica nella patogenesi della malattia, aspetto confermato da studi recenti dell’Università della Florida che hanno identificato mutazioni specifiche nel gene PIK3CA in circa un terzo dei cani affetti.

Cause

Le cause precise dell’emangiosarcoma rimangono in gran parte sconosciute, ma la ricerca ha identificato diversi fattori di rischio. Per quanto riguarda l’emangiosarcoma cutaneo, esiste una correlazione documentata con l’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti, in particolare nelle zone corporee con pelo rado come l’addome e l’interno delle cosce.

Studi recenti pubblicati nel 2024-2025 hanno rivelato che le cellule dell’emangiosarcoma non solo creano i propri vasi sanguigni, ma sono anche in grado di “sequestrare” le cellule sane circostanti, costringendole a partecipare alla costruzione della rete vascolare che alimenta il tumore. Questa scoperta, documentata dai ricercatori dell’Università della Florida, apre nuove prospettive terapeutiche mirate a interrompere questo processo di reclutamento cellulare.

Localizzazione anatomica e classificazione

L’emangiosarcoma può essere classificato in due categorie principali:

Forme viscerali

Le forme viscerali, cioè quelle che colpiscono gli organi interni, rappresentano la maggioranza dei casi e sono caratterizzate da un comportamento particolarmente aggressivo. Queste forme sono le più insidiose perché crescono in silenzio all’interno dell’organismo, spesso senza dare alcun segno della loro presenza fino a quando non raggiungono dimensioni considerevoli o si rompono causando emorragie interne. La loro localizzazione profonda rende difficile la diagnosi precoce e complica l’approccio terapeutico.

Le sedi più colpite includono:

  • Milza (50% dei casi): la localizzazione più frequente
  • Cuore (25% dei casi): principalmente atrio destro
  • Fegato (5-10% dei casi)
  • Altri organi (1-5%): reni, vescica, prostata, utero, polmoni

Forme non viscerali

Le forme non viscerali si sviluppano al di fuori degli organi interni e in genere presentano un comportamento meno aggressivo rispetto alle forme viscerali. Queste localizzazioni sono spesso più facilmente identificabili durante l’esame fisico perché formano masse visibili o palpabili sulla pelle o nei tessuti superficiali. Questo consente una diagnosi più precoce e, di conseguenza, maggiori possibilità di successo con il trattamento chirurgico:

  • Cutanea: generalmente meno aggressiva, spesso correlata all’esposizione solare
  • Sottocutanea: si sviluppa sotto la pelle ma sopra i muscoli, con un’aggressività maggiore rispetto alla forma cutanea ma minore rispetto a quelle viscerali
  • Muscolare: relativamente rara ma localmente invasiva
  • Ossea: rappresenta il 5% di tutti i tumori ossei nel cane
cucciolo di Golden Retriever

Sintomi

La sintomatologia dell’emangiosarcoma varia in base alla localizzazione del tumore primario. L’aspetto più insidioso di questa neoplasia è la sua capacità di crescere senza causare dolore o sintomi evidenti fino a stadi molto avanzati.

Segni clinici comuni

L’emangiosarcoma si manifesta con una sintomatologia subdola e progressiva che può essere confusa con il normale processo di invecchiamento o con disturbi minori. La caratteristica più insidiosa di questa neoplasia è la sua capacità di rimanere asintomatica per lunghi periodi, alternata a episodi transitori di malessere. Questi episodi sono spesso causati da microemorragie che si risolvono spontaneamente quando l’organismo forma piccoli coaguli per tamponare il sanguinamento. Il cane può apparire debole o abbattuto per alcune ore o giorni, per poi recuperare apparentemente in modo completo, ingannando sia il proprietario che il veterinario sulla reale gravità della condizione sottostante.

Il proprietario può osservare:

Manifestazioni acute

Quando si verifica la rottura del tumore, la situazione clinica cambia drasticamente. Quella che fino a poche ore prima poteva sembrare una semplice stanchezza si trasforma in un’emergenza veterinaria grave. La rottura può avvenire in qualsiasi momento, spesso senza preavviso, e richiede un intervento immediato.

I sintomi diventano evidenti:

  • Collasso improvviso
  • Mucose estremamente pallide (“bianche come un lenzuolo”)
  • Respirazione affannosa
  • Polso debole e rapido
  • Shock ipovolemico (collasso circolatorio dovuto alla grave perdita di sangue)

Un aspetto caratteristico è il fenomeno del “collasso-recupero-collasso”: il cane può avere un episodio di debolezza estrema, recuperare apparentemente in modo spontaneo quando il sanguinamento si arresta temporaneamente, per poi peggiorare di nuovo quando l’emorragia riprende.

Diagnosi

Il percorso per arrivare alla diagnosi di emangiosarcoma è complesso e richiede un approccio sistematico. Data la natura insidiosa della malattia e la frequente assenza di sintomi specifici nelle fasi iniziali, il veterinario deve procedere con una serie di esami progressivamente più approfonditi. Ogni passaggio diagnostico fornisce informazioni cruciali non solo per confermare la presenza del tumore, ma anche per valutarne l’estensione e pianificare l’approccio terapeutico più appropriato.

Il percorso diagnostico comprende:

  • Esame obiettivo generale: valutazione dello stato generale, palpazione addominale delicata
  • Esami ematochimici completi: emocromo (spesso rivela anemia), profilo biochimico, profilo coagulativo (tempi di coagulazione prolungati)
  • Diagnostica per immagini: radiografia toracica in tre proiezioni (per escludere metastasi polmonari), ecografia addominale, ecocardiografia (l’8.7% dei cani con HSA splenico presenta localizzazione cardiaca concomitante), TC o RM per una stadiazione più accurata

Diagnosi definitiva

La diagnosi definitiva richiede sempre l’esame istologico. L’esame citologico mediante agoaspirato è raramente diagnostico e può essere pericoloso per il rischio di rottura della massa e disseminazione di cellule tumorali.

Stadiazione secondo WHO

La stadiazione dell’emangiosarcoma segue il sistema TNM (Tumor, Node, Metastasis) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è fondamentale per determinare la prognosi e pianificare il trattamento più appropriato. Ogni stadio riflette non solo l’estensione della malattia, ma anche le possibilità di sopravvivenza e le opzioni terapeutiche disponibili.

Stadio I: rappresenta la fase più precoce e favorevole della malattia. Il tumore è confinato all’organo di origine (solitamente la milza), ha dimensioni inferiori a 5 centimetri e, aspetto cruciale, non si è ancora rotto. I cani diagnosticati in questo stadio presentano le migliori possibilità di sopravvivenza a lungo termine, con alcuni soggetti che possono vivere oltre un anno con il trattamento appropriato. La diagnosi in questo stadio è spesso accidentale e avviene durante controlli di routine o ecografie eseguite per altri motivi.

Stadio II: indica una progressione della malattia con caratteristiche più preoccupanti. Il tumore supera i 5 centimetri di diametro oppure si è rotto causando emorragia interna, anche se di entità limitata. Possono essere presenti metastasi ai linfonodi regionali, ma non ancora in organi distanti. La prognosi diventa più riservata, con tempi di sopravvivenza che si riducono in modo significativo. Molti cani vengono diagnosticati in questo stadio dopo un episodio di debolezza acuta causato da un sanguinamento limitato.

Stadio III: rappresenta la fase avanzata della malattia, caratterizzata dalla presenza di metastasi evidenti in organi distanti come polmoni, fegato o peritoneo. A questo stadio, la malattia è considerata sistemica e le opzioni terapeutiche diventano principalmente palliative. La maggior parte dei cani con emangiosarcoma viene purtroppo diagnosticata in questo stadio avanzato, con una sopravvivenza media di poche settimane o mesi nonostante il trattamento.

Trattamento

Il trattamento dell’emangiosarcoma rappresenta una delle sfide più complesse in oncologia veterinaria. Data la natura aggressiva e la tendenza metastatica di questa neoplasia, nessun singolo approccio terapeutico si è dimostrato risolutivo. Per questo motivo, la gestione moderna dell’emangiosarcoma si basa su una strategia multimodale che combina diverse modalità terapeutiche con l’obiettivo di prolungare la sopravvivenza mantenendo la migliore qualità di vita possibile. È importante che il proprietario comprenda che, nella maggior parte dei casi, il trattamento è palliativo piuttosto che curativo, ma può comunque offrire mesi di vita di qualità al cane.

Chirurgia

L’intervento chirurgico rappresenta il primo e più importante passo nel trattamento dell’emangiosarcoma quando la localizzazione lo permette. La splenectomia (rimozione della milza) è l’intervento più comune, eseguito sia in emergenza quando il tumore si rompe, sia in elezione quando viene diagnosticato prima della rottura. L’intervento, sebbene maggiore, è in genere ben tollerato dai cani e può risolvere nell’immediato la crisi emorragica.

Tuttavia, la sola chirurgia offre benefici limitati nel tempo: la sopravvivenza mediana con la sola splenectomia è di appena 19-90 giorni. Questo perché, al momento della diagnosi, cellule tumorali microscopiche sono quasi sempre già presenti in altri organi, anche se non ancora visibili con gli esami diagnostici. Per le localizzazioni cardiache o in altri organi vitali, la chirurgia può essere tecnicamente complessa o impossibile.

Chemioterapia

La chemioterapia adiuvante è diventata parte integrante del trattamento standard per l’emangiosarcoma. È importante sfatare alcuni miti: la chemioterapia veterinaria è somministrata a dosi che minimizzano gli effetti collaterali, permettendo ai cani di mantenere una buona qualità di vita durante il trattamento. La maggior parte dei pazienti tollera bene i farmaci, con effetti collaterali generalmente lievi e gestibili.

I protocolli più utilizzati includono:

Doxorubicina (Adriamicina): considerata il farmaco di elezione, viene somministrata per via endovenosa ogni 3 settimane per 5-6 cicli. Questo farmaco può estendere la sopravvivenza mediana a 5-7 mesi quando utilizzato dopo la chirurgia. Gli effetti collaterali possono includere nausea temporanea, diminuzione dell’appetito e, raramente, problemi cardiaci in pazienti predisposti.

Protocollo VAC: combina Vincristina, Doxorubicina (Adriamicina) e Ciclofosfamide. Questo approccio più aggressivo può essere considerato in pazienti giovani e in buone condizioni generali, ma non ha dimostrato vantaggi significativi rispetto alla sola doxorubicina nella maggior parte degli studi.

Chemioterapia metronomica: rappresenta un approccio innovativo che prevede la somministrazione quotidiana di basse dosi di farmaci chemioterapici per via orale. Questo protocollo mira a inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore (anti-angiogenesi) con effetti collaterali minimi. Può essere utilizzata come terapia di mantenimento dopo il protocollo standard o in pazienti che non tollerano la chemioterapia tradizionale.

Innovazioni terapeutiche

La ricerca sull’emangiosarcoma sta vivendo un periodo di intensa attività, con numerosi studi clinici in corso che stanno esplorando approcci terapeutici innovativi. Mentre le terapie tradizionali hanno mostrato limiti significativi nel controllo a lungo termine della malattia, le nuove strategie si concentrano su meccanismi d’azione diversi, mirando a colpire le vulnerabilità specifiche di questo tumore. Queste innovazioni includono il riposizionamento di farmaci già esistenti per altre patologie, lo sviluppo di immunoterapie specifiche e l’utilizzo di molecole naturali con proprietà antitumorali. I risultati preliminari sono incoraggianti e offrono nuove speranze per i pazienti affetti da questa devastante malattia.

Propranololo

Studi clinici recenti hanno dimostrato che il propranololo, un beta-bloccante comunemente usato in cardiologia, può sensibilizzare le cellule tumorali alla doxorubicina. Secondo una ricerca pubblicata nel 2021 su PMC e confermata da studi clinici multicentrici, il propranololo:

  • Aumenta l’efficacia della chemioterapia
  • Riduce la resistenza ai farmaci
  • Prolunga il tempo libero da malattia

Immunoterapia

L’Università di Bologna sta conducendo trial clinici con vaccini eterologhi che mostrano risultati promettenti nel ritardare la progressione metastatica.

Terapie alternative di supporto

La ricerca di nuove opzioni terapeutiche ha portato all’esplorazione di approcci alternativi che possono essere utilizzati in combinazione con le terapie convenzionali. Secondo una revisione del consenso ABROVET 2023, diverse terapie complementari stanno mostrando risultati promettenti:

Yunnan Baiyao: questa medicina tradizionale cinese, la cui formula esatta rimane un segreto commerciale, ha dimostrato proprietà emostatiche significative. Viene utilizzata principalmente per gestire i sanguinamenti associati all’emangiosarcoma, migliorando la funzione piastrinica e riducendo il rischio di emorragie acute. Alcuni studi hanno documentato la sua efficacia come adiuvante nel controllo delle emorragie in cani con tumori vascolari.

Coriolus versicolor (Turkey Tail): questo fungo medicinale contiene polisaccaridi immunomodulanti, in particolare il PSK (polisaccaride-K), che hanno dimostrato di stimolare il sistema immunitario e potenzialmente rallentare la progressione tumorale. L’integrazione con estratti di Coriolus versicolor può migliorare la qualità di vita e, in alcuni casi, prolungare i tempi di sopravvivenza quando utilizzato in combinazione con la chemioterapia standard.

Talidomide: originariamente sviluppato come sedativo, la talidomide ha mostrato potenti effetti anti-angiogenici attraverso l’inibizione del VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor). Alcuni studi hanno dimostrato che il 33% dei pazienti trattati con talidomide ha raggiunto tempi di sopravvivenza superiori a un anno, un risultato importante in considerazione della prognosi generalmente infausta di questa neoplasia.

Prognosi

La prognosi per l’emangiosarcoma rimane sfavorevole nonostante i progressi terapeutici. Secondo i dati più recenti, solo il 10% dei cani sopravvive oltre un anno dalla diagnosi e la mortalità a 2 anni è praticamente del 100%. Con l’approccio combinato di chirurgia e chemioterapia, la sopravvivenza mediana si attesta sui 5-7 mesi, un miglioramento modesto ma significativo rispetto alla sola chirurgia.

Tuttavia, dagli studi più recenti emergono alcuni fattori prognostici positivi. I cani diagnosticati in età giovane, in particolare quelli di 5 anni o meno, mostrano una prognosi migliore, con alcuni casi documentati di sopravvivenza superiore ai 3 anni. Lo stadio della malattia al momento della diagnosi rimane cruciale: i pazienti in stadio I hanno possibilità di sopravvivenza potenzialmente più lunghe rispetto a quelli diagnosticati in stadi avanzati. Inoltre, le forme cutanee dell’emangiosarcoma presentano una prognosi decisamente più favorevole rispetto alle forme viscerali, con possibilità di controllo a lungo termine dopo escissione chirurgica completa.

Prevenzione e screening

Data la natura aggressiva e il decorso spesso fulminante della malattia, lo screening precoce assume un’importanza cruciale nella gestione dell’emangiosarcoma. Per i cani appartenenti a razze predisposte e per tutti i soggetti di taglia grande che superano i 6 anni di età, è fortemente raccomandata l’implementazione di un protocollo di sorveglianza attiva.

Questo protocollo dovrebbe includere un’ecografia addominale annuale, esame non invasivo che può identificare masse spleniche o epatiche prima che diventino sintomatiche. Gli esami del sangue completi, eseguiti con cadenza semestrale, possono rivelare alterazioni precoci come anemia lieve o alterazioni della coagulazione che potrebbero suggerire la presenza di una neoplasia vascolare. Per le razze ad altissimo rischio, come il Golden Retriever e il Pastore Tedesco, alcuni specialisti raccomandano anche l’esecuzione di un’ecocardiografia periodica per escludere localizzazioni cardiache primarie.

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